Una lingua per i sardi

Quando nel 1948 fu emanato lo Statuto della Regione Autonoma della Sardegna era ben chiaro a molti sardi che si trattava di una “concessione” calata dall’alto allo scopo di evitare “fughe”, sia da parte della Sardegna che delle altre regioni alle quali era stato concesso uno Statuto Speciale, verso altre Nazioni confinanti o, addirittura, l’autodeterminazione da parte delle stesse con l’auto proclamazione della indipendenza dall’Italia, come nel caso specifico della Sardegna.
Il Popolo Sardo non è stato mai chiamato ad effettuare una scelta tra l’indipendenza o la dipendenza ed ha sempre subito scelte altrui come si è puntualmente verificato tutte le volte che la Storia avrebbe potuto consentire questo tipo di scelta.

Nel ventesimo secolo per ben due volte il Popolo Sardo ha avuto dalla Storia l’opportunità di scegliere se continuare a stare con l’Italia oppure discostarsi e percorrere una strada in solitudine politica e ritornare a costruirsi senza condizionamenti di provenienza da oltremare, finalmente, il suo avvenire. Le due occasioni mancate si sono verificate rispettivamente la prima dopo la Grande Guerra e l’altra dopo la Seconda Guerra Mondiale. La Storia della Sardegna del ventesimo secolo è qui a dimostrare che entrambe le volte e stata effettuata una Scelta sbagliata, chiunque l’abbia fatta.

Coloro i quali hanno effettuato queste scelte non l’anno fatto certo col consenso della maggior parte del Popolo Sardo e tanto meno hanno tenuto in considerazione gli interessi della Sardegna se si considera che gli stessi sono spesso diversi e il più delle volte divergenti e contrastanti con gli interessi degli altri italiani, coi quali oggi siamo obbligati a convivere, a cedere sempre, e sottostare alle loro esigenze a scapito delle nostre.
Mi pare evidente che se lo Statuto Autonomo della Sardegna non fa nessuna menzione sulla lingua parlata dai Sardi significa che lo Statuto non può essere stato ispirato e scritto dai Sardi e per i Sardi.

Scrivere uno Statuto Speciale per la Sardegna che ignora che i Sardi parlano una lingua diversa dall’italiano significa effettuare una scelta politica consapevole in dispregio del Popolo Sardo, significa negare che la Sardegna è una Nazione abitata da un Popolo etnicamente diverso da quello italiano che ha una propria identità cioè una propria lingua, una propria cultura e una propria storia.

Tutti i linguisti del mondo sanno e scrivono che in Sardegna si parla una lingua diversa dall’italiano ma nella realtà, a distanza di 62 dalla “concessione” alla Sardegna dell’Autonomia Speciale, in Sardegna non esiste una situazione di bilinguismo normale, come invece accade in molte società plurilinguistiche, a causa della mancanza di finanziamenti adeguati e degli infiniti ostacoli posti dalla burocrazia dello Stato Italiano e dalla scimmiottante burocrazia della Sardegna.

In Sardegna come accade in quasi tutte le Nazioni del mondo, Italia compresa, si parlano tanti dialetti in numero quasi pari a quello dei centri abitati. Poiché una lingua si usa anche per comunicare attraverso la scrittura, tra i dialetti se ne sceglie uno come standard per soddisfare questa fondamentale esigenza. Niente impedisce che per poter raggiungere lo scopo si possa decidere di scegliere, nell’ambito di tante varietà, non uno ma due dialetti contemporaneamente, come anche in altre parti del mondo è stato fatto. La scelta di due varietà come standard per la scrittura eliminerebbe i più grossi ostacoli che oggi si frappongono, almeno in Sardegna, alla normalizzazione linguistica, consistenti, fondamentalmente, nella scelta di una delle due macrovarietà più diffuse a scapito dell’altra.

In Sardegna tutti i tentativi di individuazione e istituzionalizzazione di uno standard linguistico di scrittura per la lingua Sarda sono stati finora fallimentari perché uno standard non può essere imposto ma deve necessariamente essere negoziato e condiviso dai parlanti e dai discenti.

Coloro i quali negano ma vorrebbero cancellare l’unicità e la particolarità della Sardegna non possono che trarre grande piacere da questa situazione. Stanno finalmente per raggiungere il loro scopo consistente nella omologazione tra i Sardi e gli Italiani della terraferma.

La Lingua Sarda è una delle poche cose che unisce e accomuna il Popolo Sardo. I vari dominatori della Sardegna hanno sempre conosciuto questo filo che lega tra loro tutti i Sardi e qualche volta l’hanno persino utilizzato a loro vantaggio (durante la Grande Guerra il Sardo era la “lingua franca” della trincea; le comunicazioni contenenti informazioni strategiche segretissime venivano trasmesse in Lingua Sarda, affinché fossero incomprensibili agli Austriaci) .

La lingua Sarda ha costituito sempre un grande ostacolo per l’omologazione dei Sardi ed è per questo che è stata sempre negata la sua esistenza e la sua importanza. L’ uso della lingua Sarda, almeno da 300 anni, è stato sempre osteggiato da tutti i sovrani, a partire dai Savoia e fino ad arrivare ai governanti della Repubblica Italiana e dai loro funzionari e proconsoli del governo locale. L’argomentazione più subdola presentata contro la lingua Sarda e a favore della lingua ufficiale del momento è stata il far credere che l’apprendimento e l’uso della lingua Sarda costituiva un ostacolo al corretto apprendimento della lingua non sarda. Non c’è niente di più falso di questa affermazione e la dimostrazione è lampante e a conoscenza di chiunque: la metà di tutti gli uomini del mondo parla almeno due lingue ed un terzo ne parla più di tre.

La lingua è l’anima di un Popolo; una volta cancellata la sua lingua verrà cancellato anche il Popolo che la parlava: questo è esattamente ciò che sta accadendo al Popolo Sardo.
Cosa possono fare i Sardi per arginare questi eventi e impedire la loro autodistruzione, la perdita della loro individualità, in sintesi, per salvare la Nazione Sarda?

Intanto tutti coloro che conoscono la lingua Sarda devono parlarla sempre e in tutti i contesti, insegnarla ai loro figli e a tutti coloro che vogliono apprenderla, scriverla il più possibile. Ognuno deve scrivere il Sardo come sa scriverlo e non deve porsi problemi di tipo grafico, grammaticale, sintattico. Sicuramente l’individuazione e condivisione di uno o due standard hanno altre finalità e non devono certo costituire un ostacolo all’ uso orale e scritto del sardo.

Attualmente l’emergenza della lingua sarda consiste nella conservazione del lessico, delle frasi idiomatiche, della toponomastica. E’ indispensabile che ogni comune della Sardegna si doti di un vocabolario fraseologico, possibilmente dotato di tabelle contenenti campi semantici, e recuperi il repertorio toponomastico. Il recupero deve riguardare soprattutto ciò che esiste nella tradizione orale e non viene riportato in nessun tipo di pubblicazione e , seppure ciò che si raccoglie è già reperibile in opere pubblicate, melius abundare quam defìcere. Tutto ciò che sarà raccolto potrà fungere da materiale preparatorio per un futuro Dizionario Universale Enciclopedico Etimologico della Lingua e dalla Cultura Sarda.

Il problema della individuazione dello standard per la scrittura della lingua sarda è un falso problema. Da sempre quello della lingua sarda è esclusivamente un problema politico e quindi la sua risoluzione potrà avvenire solo per volontà politica. I referendum consultivi e i vari comitati sorti per la tutela e riconoscimento reale della lingua sarda non hanno alcuna utilità senza un autorevole e risolutivo intervento politico. La ricerca di una standardizzazione è semplicemente un pretesto per non risolvere il problema.
Nessun popolo al mondo ha impiegato 60 anni per trovare lo standard di scrittura di una lingua. Se esistesse la volontà di farlo e si agisse in maniera equilibrata il Popolo Sardo avrebbe uno standard condiviso per la scrittura della sua lingua nel tempo massimo di sei mesi. E’ impensabile pervenire ad uno standard per il Sardo non coinvolgendo nella scelta gli insegnanti, gli esperti di didattica, tutti coloro che da anni operano sul campo dell’insegnamento della lingua sarda e soprattutto i parlanti, cioè il Popolo Sardo, come è avvenuto finora. Non si può inoltre sperare di arrivare ad una scelta condivisa senza vagliare tutte le proposte che finora sono scaturite dal lavoro dei vari gruppi che da parecchi anni operano a favore dell’ uso ufficiale della Lingua Sarda come lingua ufficiale della Sardegna con la stessa dignità della lingua italiana, sancita per legge e rispettata in maniera reale e non subdolamente virtuale come accade ora.

Spero che tutti i militanti del Partito Sardo d’Azione capiscano l’importanza della lotta a favore della pari dignità tra la Lingua Sarda e la lingua Italiana perché la lingua fa parte dell’essenza etnica di tutti i popoli e questo vale anche per il Popolo Sardo.

La diversità linguistica è una ricchezza culturale ed è una delle tante motivazione che giustificano la lotta per l’Indipendenza e per la sovranità della Sardegna. In linea di massima coloro che osteggiano la pari dignità della Lingua Sarda con la lingua italiana sono gli stessi che sono contrari all’indipendenza della Sardegna.

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Sabato 11 Settembre 2010 ore 16,00 in Località Tramatza “Hotel Carlo Felice km. 103” E’ CONVOCATO IL CONSIGLIO NAZIONALE del Partidu Sardu – Partito Sardo d’Azione con il seguente ordine del giorno: 1)Relazione del Segretario Nazionale 2)Crisi Regionale 3)Mozione Indipendenza della Sardegna – Riforme 4)Varie ed Eventuali
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