L’attacco a Paolo Maninchedda è un attacco al P.S.d’AZ.

Qualcuno ha “sciolto i cani”, come dice Paolo Maninchedda, e uno di questi cani è il giornale L’Unione Sarda. I cani sono stati sciolti per azzannare Paolo Maninchedda. Poiché Paolo Maninchedda è un rappresentante del P.S.d’Az. è obbligatorio dedurre che l’attacco alla sua persona è rivolto anche, e soprattutto, contro tutto il P.S.d’Az.

Penso quindi che sia necessario per tutti i sardisti sapere chi ha “sciolto i cani” e perché li ha sciolti. La risposta a questa domanda consente di individuare rapidamente i nemici del P.S. d’Az. e del Popolo Sardo.

Quando le Forze dell‘Ordine indagano su un omicidio devono dare immediatamente risposta alla seguente domanda: “cui prodest?” cioè “chi ne trae vantaggio dall’assassinio su cui si indaga?” I sardisti devono agire come le Forze dell’Ordine e porsi la stessa domanda se vogliono veramente sapere da dove proviene l’attacco.

La prima persona che dovrebbe cercare di dare una risposta a questa domanda è proprio Paolo Maninchedda e/o gli altri rappresentanti del P.S. d’ Az. nelle Istituzioni perché mi sembra del tutto evidente che il P.S. d’Az., nella figura dei suoi rappresentanti, sta disturbando “il manovratore”. I militanti e dirigenti sardisti non conoscono completamente l’azione politica dei loro rappresentanti e pertanto per loro è molto più difficile dare questa risposta.

La Storia (magistra vitae) c’insegna che non è la prima volta che vengono “sciolti i cani” per azzannare il Popolo Sardo.

Quando i Romani invasero la Sardegna, i Sardi capirono a loro spese che era impossibile affrontare il nemico in campo aperto sia per il soverchiante numero delle legioni romane che per la loro organizzazione. Per adattarsi a questa situazione sfavorevole adottarono la tecnica della guerriglia: “colpisci e fuggi”. I Romani si resero, ben presto, conto che il loro esercito era impotente nei confronti del metodo di lotta dei Sardi. Pensarono allora di utilizzare cani feroci e ben addestrati per stanare i guerrieri sardi dai loro nascondigli (la storia tramanda che per questo scopo il console Marco Pomponio Mathone, nel 231 a.C., si servì del Molosso romano, canis pugnax, o, per qualche altro, di segugi, sagaces canes). Neppure questa loro strategia risultò vincente in quanto la resistenza dei Sardi si protrasse per tutta la durata dell’ Impero Romano in quanto gli abitanti delle zone interne dell’ Isola non furono mai piegati dalle legioni dell’ Urbe. Questa resistenza si mantenne anche successivamente nei confronti degli altri invasori della Sardegna e, per certi versi, dura ancora oggi. E’ quella che l’archeologo Giovanni Lilliu chiama “costante resistenziale sarda”. Non uscirò fuori tema affermando che la Lingua Sarda è uno dei componenti della “costante resistenziale sarda”.

Anche i sardisti sono una componente della “costante resistenziale sarda” e non hanno paura dei cani né dei loro padroni anche se prima devono capire chi sono costoro perché per chiunque è difficile difendersi da nemici “invisibili”. Se si vuole vincere la guerra non è sufficiente neutralizzare i cani: bisogna distruggere anche i loro padroni senza fare prigionieri.

Oggi il Partito Sardo d’Azione si trova nelle stesse condizioni di allora. Si trova nella situazione in cui pochi Sardi “resistenti” devono combattere contro avversari ben attrezzati per la battaglia e numericamente molto superiori. Il peso delle due forze presenti nel campo di battaglia, quella della dipendenza e quella della indipendenza, è assolutamente ìmpari perché le prime sono numericamente superiori di almeno venticinque volte ma dal punto di vista organizzativo e della dotazione in armi la superiorità è infinitamente maggiore. Il P.S. d’Az. deve elaborare una strategia che non può ignorare la presenza delle forze in campo.

La scelta strategica odierna del P.S. d’Az. deve ricalcare la stessa strategia che Sardi del passato adottarono per combattere gli invasori di allora cioè la tecnica del “mordi e fuggi”, la guerriglia. Solo in questa maniera può essere impedito l’odierno genocidio culturale del Popolo Sardo e consentire la sopravvivenza e, speriamo, la vittoria di coloro che attualmente lottano per il benessere ed il progresso della Sardegna.

In questo momento è indispensabile che tutti gli uomini del Partito Sardo d’Azione facciano quadrato attorno a Paolo Maninchedda per impedire che venga sbranato dai cani e in un momento successivo pensare ai loro padroni per fare in modo che entrambi facciano la stessa fine. Fortza Paris.

Un Commento a “L’attacco a Paolo Maninchedda è un attacco al P.S.d’AZ.”

  • admin scrive:

    S’unioni sarda tenit in Sardigna assumancu su propiu poderi mediaticu chi a livellu italianu tenint totu is atrus media impari.Custu poderi est umperau, comenti onnia pati de su mundu po condizionai sa politica.
    “Dd’appu ligiu in su giornali” naraus po assigurai ca su chi seus narendi est berus.E po “giornali” boleus nai s’unioni sarda.
    Chi bessit su nomini de tui e su giornalista fai cumprendi pagu pagu ca as
    fatu calincuna cosa de pagu bellu, ses mortu.
    Chi su giornalista est pagu onestu e tui tenis sa mala sorti de arrui intra mesu de una gherra tra potentis,t’acuntessit su chi est capitau a Maninchedda.
    Chi tenit s’unica crupa de cicai de ponni rimediu ai dannus chi atrus anti provocau e chi totu nosus depeus pagai.
    A s’unioni sarda pagu d’importat, tantis no pagant issus.
    A s’unioni d’impotat chi nè Maninchedda ne’ su Partidu Sardu strubit is affarius de su meri.
    Is palazzus chi ndi megat de pesai ddus depit bendi e Manichedda no depit segai is c……
    Nosus de sa federatzioni de casteddu de su psdaz, comenti de sardus e de sardistas seus fierus de tenni unu cumpangiu de partidu chi no timit de si scontrai cun is potentis e prepotentis po difendi sa Sardigna.

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