Analisi storica risultati elettorali del PSdAZ

Qualche anno fa ho elaborato una tabelle contenente i dati elettorali del Partito Sardo d’Azione riguardanti sia il risultato del voto per l’Assemblea Costituente della Regione Autonoma della Sardegna (03/06/46), che i risultati delle elezioni Politiche alle quali il Partito Sardo ha partecipato e delle Elezioni Regionali a partire dal 18/04/1948 fino alle ultime Elezioni Regionali del 15/02/2009. La tabella costituisce una sintesi dei dati elettorali del Partito Sardo d’Azione degli ultimi 64 anni.

Partito Sardo d’Azione – Archivio Elettorale Storico

ASSEMBLEA COSTITUENTE-VOTI PARTITO SARDO D’AZIONE

DATA VOTI PERCENTUALE
03 GIUGNO 1946 78.554 0,34 (NAZ) -12,7 (REG)

CAMERA                                                                          SENATO                                             REGIONALI  SARDEGNA

DATA VOTI %NAZ-REG DATA VOTI %NAZ-R DATA VOTI %
18/04/48 61.928 0,24-10,25 18/04/48 65.743 0,29-11
07/05/49 60.525 10,45
07/06/53 27.231 0,10-3,91 07/06/53 34.463 -6,1 14/06/53 43.224 7,0
16/06/57 40.214 6,02
25/05/58 27.799 0,09-3,8 25/05/58 46.011 -7,83
18/06/61 50.039 7,23
28/04/63 29.425 -4,06 28/04/63 34.954 0,13-5,5
Con P.R.I. 13/06/65 44.621 6,38
19/05/68 27.228 0,09-3,6 19/05/68 26.391 0,09-3,9
15/06/69 33.220 4,49
07/05/72 07/05/72
16/06/74 24.780 2,59
20/06/76 20/06/76
03/06/79 17.673 0,05 03/06/79 15.766 0,05 17 /06/79 30.238 3,3
26/06/83 91.923 0,25 26/06/83 76.797 0,25-9,5
24/06/84 136.720 13,8
14/06/87 170.040 0,44 14/06/87 124.266 0,38
11/06/89 127.765 12,4
05/04/92 05/04/92
27/03/94 27/03/94 88.225 0,27 12/06/94 47.000 5,1
21/04/96 38.002 0,10 21/04/96
13/06/99 38.422 4,5
13/05/01 34.412 0,09 13/05/01 32.822 0,10
14/06/04 32.859 3,83
11/04/06 ASSENTE 09/04/06 16.735 0,05
13/04/08 14.860 0,04 14/04/08 15.292 0,046
15/02/09 35.428 4,29

L’assenza del Partito Sardo d’Azione in alcune consultazioni elettorali è legata alla sua presentazione in alleanza con altre formazioni politiche.

Come è possibile verificare con questi dati alla mano, nella Storia della Sardegna Autonomistica del dopoguerra il Partito Sardo ha avuto due picchi di consenso: il primo negli anni 1946-1949, col picco massimo di 78.554 voti e il 12,7% per l’Assemblea Costituente, e minimo di 60.525 volti e il 10,45% per le Elezioni del Consiglio Regionale del 1949. Il secondo picco si rileva negli anni 1983-1987 con un massimo di 170.040 nel 1987 per le Elezioni della Camera dei Deputati.

La prima considerazione che si può fare è che gli elettori danno il proprio voto al Partito Sardo d’Azione nei periodi di maggiore crisi economica della Sardegna. Lo dimostra il largo consenso ottenuto nelle prime consultazioni elettorali del dopoguerra e nel periodo della crisi industriale degli anni ottanta.

La considerazione Politica riguarda invece il traguardo dell’Autonomia speciale auspicato dal Partito Sardo e ottenuto dal Popolo Sardo nell’immediato dopoguerra che avrebbe dovuto costituire il mezzo di risoluzione di tutti i problemi economico-sociali millenari della Sardegna. Il dato politico degli anni ottanta riflette il raggiungimento della consapevolezza da parte del Popolo Sardo del fallimento del modello autonomistico concesso alla Sardegna.

E’ proprio in questo periodo della storia recente che molti capiscono che per la Sardegna non può esistere autonomia senza che vi sia sovranità.

Anche il Partito Sardo d’Azione, col contributo di uomini come Antonio Simon Mossa, modifica il suo modello ideologico passando da una visione Federalista nell’ambito dello Stato Italiano, uno ed indivisibile, dei vari Bellieni, Puggioni e Lussu, a una visione Indipendentista non potendo il Popolo Sardo influire minimamente sulla struttura dello Stato Italiano organizzato in maniera centralistica e quindi antifederalistica e antiautonomistica.

La costruzione dell’Unione Europea ha aperto nuovi scenari per quanto riguarda il posizionamento della Sardegna nel nuovo assetto politico. Questo nuovo scenario consente al Partito Sardo d’Azione di rielaborare la sua idea Federalistica ragionando non più in ambito Italiano ma in ambito Europeo ed in questo è favorito dagli attuali eventi. Attualmente nel Partito Sardo d’Azione prevale l’idea di uno Stato Sovrano Sardo federato con l’unione Europea e non più l’idea della Sardegna come regione dello Stato Italiano. Questa è una visione di apertura al mondo e non di chiusura, è una ricerca di uno stato giuridico paritario tra la Sardi e tutti gli altri cittadini europei, al contrario di quanto è avvenuto finora nell’ambito dello Stato italiano nel quale i Sardi sono considerati come cittadini di serie inferiore rispetto agli altri. Questo assetto per l’Europa è lo stesso che aveva pensato e auspicato nell’ ottocento, per l’Italia post unitaria, Carlo Cattaneo (1801-1869): la creazione degli Stati Uniti d’Italia. Il modello di riferimento reale di Carlo Cattaneo era la confederazione elvetica. Carlo Cattaneo è l’artefice ed il più illustre esponente del pensiero Federalista italiano ed europeo.

Tornando all’analisi dei dati elettorali è doveroso osservare che negli ultimi dieci anni il Partito Sardo d’Azione non è andato oltre i 35.000 voti che corrispondono a una percentuale di circa il 4%.

Purtroppo l’entità dei numeri che servono per poter aspirare all’indipendenza della Sardegna è dieci volte superiore rispetto al recente dato elettorale: per pensare a questo obiettivo servono 450.000 voti che corrispondono al’incirca alla percentuale del 51%.

E’ impensabile aspirare all’indipendenza della Sardegna senza il consenso del Popolo Sardo. L’idea dell’Indipendenza quindi è strettamente legata al consenso Popolare.

Ma siamo sicuri che il Popolo Sardo voglia l’Indipendenza della Sardegna?  Teoricamente la risposta dovrebbe essere positiva se non altro perché, negli ultimi 300 anni di storia, il Popolo Sardo ha provato tutto: nel settecento il feudalesimo dei Savoia, nell’ ottocento il loro regno, nel novecento il fascismo, la repubblica italiana e l’autonomia regionale senza pervenire ad un risultato favorevole. Al Popolo Sardo manca da tanti secoli l’esperienza della Indipendenza.

Siamo sicuri che il Popolo Sardo pensi che tutti i suoi problemi, che definiamo, tout court, socio-economici, possano essere risolti se si perviene all’indipendenza della Sardegna? Questo è quanto pensiamo noi del Partito Sardo d’Azione ma i dati elettorali sono li ad indicarci che il Popolo Sardo non la pensa allo stessa maniera.

Per poter ragionare sui dati potremmo iniziare a dividere gli elettori in due grandi categorie in base al loro personale interesse al cambiamento. Nella prima categoria posizioniamo tutti coloro che non hanno interesse al cambiamento dell’assetto politico della Sardegna. Nella seconda categoria inseriamo invece tutti coloro che potrebbero avere predisposizione mentale e interesse al cambiamento.

Proviamo a riempire i due contenitori. Nella prima categoria, quella che cioè non ha interesse al cambiamento, mettiamo tutti i rappresentanti dei partiti politici e i loro uomini che sono nelle istituzioni, tutti i rappresentanti dell’ apparato burocratico amministrativo dello Stato Italiano, la maggior parte dei dipendenti pubblici, tutti i rappresentanti degli enti che sono emanazione dello Stato e della Regione, tutto l’apparato ecclesiastico, tutti i collettori di interessi economici vari, pubblici e privati, banche comprese, tutti coloro che ruotano attorno agli interessi del sottogoverno, tutti gli sfruttatori delle risorse della Sardegna autorizzati in maniera monopolistica dallo Stato Italiano.

Se proviamo a riempire la seconda categoria rimane ben poco anche se questa è numericamente prevalente. Rimangono tutti coloro che dovrebbero trarre giovamento dall’ indipendenza della Sardegna: il mondo dell’ agricoltura e della pastorizia, i disoccupati e sottoccupati, gran parte dei lavoratori dell’industria e dell’artigianato, i precari, gli studenti ed i neolaureati, il mondo della ricerca e dell’innovazione, il mondo della cultura, tutti gli uomini psicologicamente e materialmente liberi.

Forse noi, i propugnatori dell’indipendenza della Sardegna, abbiamo alcuni importanti problemi da risolvere. Intanto abbiamo grossi problemi di comunicazione: se il nostro progetto non viene recepito dal Popolo Sardo non potrà mai avere il suo consenso. Abbiamo l’altro problema della classe dirigente: se la classe dirigente non è credibile il progetto dell’indipendenza andrà inevitabilmente alla deriva.

Se non risolveremmo questi problemi i numeri di consenso del Partito Sardo d’Azione sono destinati a rimanere gli stessi degli ultimi 65 anni: siamo destinati a “galleggiare” all’infinito e ad essere impossibilitati a raggiungere l’obiettivo dell’ Indipendenza della Sardegna.

Oliviero Nioi

2 Commenti a “Analisi storica risultati elettorali del PSdAZ”

  • Sandro Atzeni scrive:

    E’ naturale che alla maggior parte dei sardi non interessi l’indipendentismo, è naturale finchè non gli verrà dimostrato che può funzionare meglio della sottomissione a Roma; al momento hanno molto da perdere sopratutto in campo lavorativo se non gli viene dimostrato che possono camminare con le loro gambe ed è per questo motivo che l’idea di indipendenza deve maturare attraverso l’elaborazione di una VERA AUTONOMIA ED AUTODETERMINAZIONE. Noi sardisti precorriamo troppo i tempi ed abbiamo chiara una visione troppo ottimistica sul tempo necessario per giungere all’obiettivo finale, in questo modo si spaventano i nostri conterranei e gli si instilla l’idea di avere a che fare con dei sognatori e con una pericolosa vacuità delle loro aspirazioni. Certo, il fine ultimo e imprescindibile delle nostre azioni deve essere l’indipendenza ma senza dimenticare che nella vita reale “il tutto e subito” è impossibile ed è per questo che ho sempre predicato che “il lavoro” deve essere sempre in cima ai pensieri di chi sta al vertice del partito, se i sardi non intravedono concretezza nell’azione e risultati veri nella vita reale, difficilmente si potrà avere un consistente aumento dei consensi. Noi, ma anche i nostri fratelli indipendentisti di altre formazioni, finora, abbiamo prodotto molta aria fritta e pochissima sostanza, ci siamo crogiolati in obiettivi aleatori senza valutarne le conseguenze pratiche e questo, a chi vive le tribolazione della quotidianità, non interessa.

  • Salve, condivido quasi tutti i vostri dubbi. D’altra parte è ciò che come U.R.N. Sardinnya stiamo affermando da anni all’interno dell’indipendentismo (prevalentemente verso IRS e SNI). Non condivido solamente la lettura di Oliviero quando nell’analisi afferma che il PSD’AZ con la scelta indipendentista di Porto Torres ha soppiantato quella federalista. Nello statuto sardista attuale infatti non si è (giustamente) rinunciato a quell’opzione graduale. E questa rientra nell’assunto di un ordine più generale dei problemi: Da un lato sappiamo che per avere più autocoscienza territoriale nel Popolo, questa è opportuno divulgarla attraverso riforme (Pubblica Istruzione Natzionale ed economia); dall’altro sappiamo che in una realtà occidentale come la nostra il percorso per l’indipendentismo passa inevitabilmente per gradi, e quindi O potenziando l’Autonomia (rendendola effettivamente tale e non solo sulla parola), O arrivare allo stesso obiettivo tramite il federalismo. Quindi sovvertendo democraticamente proprio quella rigidità costituzionale (che ricordava Oliviero nella sua analisi) e che impedisce ad altre entità oltre la nazione italiana un livello paritario di sovranità (pur nel quadro di un solo stato). E tutto ciò sarebbe un preludio ad una eventuale indipendenza, ma successiva alla fase descritta. Il problema è che dichiararsi “indipendentisti” a prescindere è diventata solo una moda, senza ragionare sul percorso che si dovrebbe adottare. E questo è uno dei motivi per il quale nel nostro Gruppo riteniamo lesivo (ai fini di ridurre la frammentazione politica tra sigle identitarie Sarde) la guerra tra “autonomismo” ed indipendentismo” che pochi hanno promosso e che mandano avanti. Contribuendo anch’essi al declino generale dell’idea indipendentista verso la Pubblica Opinione: Già minata alla base da quell’assenza di autocoscienza territoriale che menzionavo. La verità è che abbiamo una classe dirigente indipendentista ed autonomista molto mediocre che non è in grado di trattare un problema che essa stessa ha creato per varie ragioni (storiche, personalistiche, ecc).

Lascia un Commento

News
Sabato 11 Settembre 2010 ore 16,00 in Località Tramatza “Hotel Carlo Felice km. 103” E’ CONVOCATO IL CONSIGLIO NAZIONALE del Partidu Sardu – Partito Sardo d’Azione con il seguente ordine del giorno: 1)Relazione del Segretario Nazionale 2)Crisi Regionale 3)Mozione Indipendenza della Sardegna – Riforme 4)Varie ed Eventuali
Cerca