Riunione

Il nostro BLOG ha quasi un anno. Dopo una partenza abbastanza promettente, siamo andati in crisi.

Il discreto numero di accessi sta a testimoniare che i temi trattati hanno sì suscitato interesse, ma non tale da stimolare un’ adeguata partecipazione.

Ed un blog senza la interazione dei suoi frequentatori è una contraddizione in termini.

Confortati dalla disponibilità di alcuni amici abbiamo deciso di organizzare una riunione:

Giovedì 22 luglio alle 18.30

nei locali della federazione in P.zza Repubblica

aperta a tutti, il cui ordine del giorno sarà appunto quello di rivitalizzare il blog.

Presentazione candidati

Giovedì 6 maggio alle ore 10.30, presente il candidato Giuseppe Farris, nella bella cornice della casa museo “Casa Atzeri” a Maracalagonis, sono stati presentati i trenta candidati del Partito Sardo d’ Azione.

Dopo l’ introduzione del nostro segretario di federazione Giuseppe Atzeri, sono intervenuti il consigliere regionale del PSd’Az Cristhian Solinas, il candidato presidente Giuseppe Farris e quindi alcuni candidati.

Sono stati toccati innumerevoli temi: dalla necessità di una maggiore attenzione da parte della provincia di Cagliari per l’ agricoltura, all’ impegno da parte del futuro presidente per l’ apertura, entro l’ anno, di sportelli provinciali( con postazione wi-fi), in tutti i comuni della provincia. I candidati sono apparsi ben motivati e determinati. Anche quelli che ancora non sono iscritti al Partito hanno voluto sottolineare la loro condivisione dei programmi e degli ideali del nostro Partito.

Anche l’ avv. Giuseppe Farris ha sottolineato il valore aggiunto che il Partito Sardo costituisce per la coalizione: non solo in termini di voti, ma sopratutto per la ricchezza della sua storia e del suo patrimonio ideale. Patrimonio, ha aggiunto, che lui in gran parte condivide e che ormai ha contaminato tutti gli schieramenti politici sardi. Un presidente sardista, quindi?

Non esageriamo. Sicuramente un presidente forte, giovane, concreto, come recita il suo slogan.A noi è sembrata anche una persona seria, competente ed equilibrata.



Presentazione libro

IL MISTERO DEI NURAGHI (romanzo)

L’ autore,il nostro amico sardista Sandro Atzeni, ci invita a partecipare alla

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

IL 15 MAGGIO ORE 17,00 presso Jolly hotel (circonvallazione Pirri -Cagliari-)

( Relatore Prof. Francesco Casula )
(Lettore Carmen Salis )

Programma provinciali

La Federazione di Cagliari ha elaborato alcune idee

per il programma delle prossimee elezioni provinciali.

Iniziamo con i Trasporti, che potete consultare cliccando qui’ e con Lingua e Cultura Sarda, che si apre invece cliccando su Lingua.

Vi proporremo in seguito, le parti di programma riguardanti: Provincia e Riforme Istituzionali; nonchè tutti gli altri contributi che riusciremo a proporvi. Non abbiate remore ad intervenire e a scivere le vostre osservazioni e suggerimenti. Anche se dovessero riguardare argomenti diversi da quelli da noi proposti.



UNA LINGUA PER I SARDI

di OLIVIERO NIOI

Quando nel 1948 fu emanato lo Statuto

della Regione Autonoma della Sardegna

era ben chiaro a molti sardi che si trattava

di una “concessione” calata dall’alto allo

scopo di evitare “fughe” , sia da parte della

Sardegna che delle altre regioni alle quali era

stato concesso uno Statuto Speciale, verso

altre Nazioni confinanti o, addirittura,

l’autodeterminazione da parte delle stesse

con l’auto proclamazione della indipendenza dall’Italia, come nel caso specifico della Sardegna.

Il Popolo Sardo non è stato mai chiamato ad effettuare una scelta tra l’indipendenza o la dipendenza ed ha sempre subito scelte altrui come si è puntualmente verificato tutte le volte che la Storia avrebbe potuto consentire questo tipo di scelta.

Nel ventesimo secolo per ben due volte il Popolo Sardo ha avuto dalla Storia l’opportunità di scegliere se continuare a stare con l’Italia oppure discostarsi e percorrere una strada in solitudine politica e ritornare a costruirsi senza condizionamenti di provenienza da oltremare, finalmente, il suo avvenire. Le due occasioni mancate si sono verificate rispettivamente la prima dopo la Grande Guerra e l’altra dopo la Seconda Guerra Mondiale. La Storia della Sardegna del ventesimo secolo è qui a dimostrare che entrambe le volte e stata effettuata una Scelta sbagliata, chiunque l’abbia fatta.

Coloro i quali hanno effettuato queste scelte non l’anno fatto certo col consenso della maggior parte del Popolo Sardo e tanto meno hanno tenuto in considerazione gli interessi della Sardegna se si considera che gli stessi sono spesso diversi e il più delle volte divergenti e contrastanti con gli interessi degli altri italiani, coi quali oggi siamo obbligati a convivere, a cedere sempre, e sottostare alle loro esigenze a scapito delle nostre.

Mi pare evidente che se lo Statuto Autonomo della Sardegna non fa nessuna menzione sulla lingua parlata dai Sardi significa che lo Statuto non può essere stato ispirato e scritto dai Sardi e per i Sardi.

Scrivere uno Statuto Speciale per la Sardegna che ignora che i Sardi parlano una lingua diversa dall’italiano significa effettuare una scelta politica consapevole in dispregio del Popolo Sardo, significa negare che la Sardegna è una Nazione abitata da un Popolo etnicamente diverso da quello italiano che ha una propria identità cioè una propria lingua, una propria cultura e una propria storia.

Tutti i linguisti del mondo sanno e scrivono che in Sardegna si parla una lingua diversa dall’italiano ma nella realtà, a distanza di 62 dalla “concessione” alla Sardegna dell’Autonomia Speciale, in Sardegna non esiste una situazione di bilinguismo normale, come invece accade in molte società plurilinguistiche, a causa della mancanza di finanziamenti adeguati e degli infiniti ostacoli posti dalla burocrazia dello Stato Italiano e dalla scimmiottante burocrazia della Sardegna.

In Sardegna come accade in quasi tutte le Nazioni del mondo, Italia compresa, si parlano tanti dialetti in numero quasi pari a quello dei centri abitati. Poiché una lingua si usa anche per comunicare attraverso la scrittura, tra i dialetti se ne sceglie uno come standard per soddisfare questa fondamentale esigenza. Niente impedisce che per poter raggiungere lo scopo si possa decidere di scegliere, nell’ambito di tante varietà, non uno ma due dialetti contemporaneamente, come anche in altre parti del mondo è stato fatto. La scelta di due varietà come standard per la scrittura eliminerebbe i più grossi ostacoli che oggi si frappongono, almeno in Sardegna, alla normalizzazione linguistica, consistenti, fondamentalmente, nella scelta di una delle due macrovarietà più diffuse a scapito dell’altra.

In Sardegna tutti i tentativi di individuazione e istituzionalizzazione di uno standard linguistico di scrittura per la lingua Sarda sono stati finora fallimentari perché uno standard non può essere imposto ma deve necessariamente essere negoziato e condiviso dai parlanti e dai discenti.

Coloro i quali negano ma vorrebbero cancellare l’unicità e la particolarità della Sardegna non possono che trarre grande piacere da questa situazione. Stanno finalmente per raggiungere il loro scopo consistente nella omologazione tra i Sardi e gli Italiani della terraferma.

La Lingua Sarda è una delle poche cose che unisce e accomuna il Popolo Sardo. I vari dominatori della Sardegna hanno sempre conosciuto questo filo che lega tra loro tutti i Sardi e qualche volta l’hanno persino utilizzato a loro vantaggio (durante la Grande Guerra il Sardo era la “lingua franca” della trincea; le comunicazioni contenenti informazioni strategiche segretissime venivano trasmesse in Lingua Sarda, affinché fossero incomprensibili agli Austriaci) .

La lingua Sarda ha costituito sempre un grande ostacolo per l’omologazione dei Sardi ed è per questo che è stata sempre negata la sua esistenza e la sua importanza. L’ uso della lingua Sarda, almeno da 300 anni, è stato sempre osteggiato da tutti i sovrani, a partire dai Savoia e fino ad arrivare ai governanti della Repubblica Italiana e dai loro funzionari e proconsoli del governo locale. L’argomentazione più subdola presentata contro la lingua Sarda e a favore della lingua ufficiale del momento è stata il far credere che l’apprendimento e l’uso della lingua Sarda costituiva un ostacolo al corretto apprendimento della lingua non sarda. Non c’è niente di più falso di questa affermazione e la dimostrazione è lampante e a conoscenza di chiunque: la metà di tutti gli uomini del mondo parla almeno due lingue ed un terzo ne parla più di tre.

La lingua è l’anima di un Popolo; una volta cancellata la sua lingua verrà cancellato anche il Popolo che la parlava: questo è esattamente ciò che sta accadendo al Popolo Sardo.

Cosa possono fare i Sardi per arginare questi eventi e impedire la loro autodistruzione, la perdita della loro individualità, in sintesi, per salvare la Nazione Sarda?

Intanto tutti coloro che conoscono la lingua Sarda devono parlarla sempre e in tutti i contesti, insegnarla ai loro figli e a tutti coloro che vogliono apprenderla, scriverla il più possibile. Ognuno deve scrivere il Sardo come sa scriverlo e non deve porsi problemi di tipo grafico, grammaticale, sintattico. Sicuramente l’individuazione e condivisione di uno o due standard hanno altre finalità e non devono certo costituire un ostacolo all’ uso orale e scritto del sardo.

Attualmente l’emergenza della lingua sarda consiste nella conservazione del lessico, delle frasi idiomatiche, della toponomastica. E’ indispensabile che ogni comune della Sardegna si doti di un vocabolario fraseologico, possibilmente dotato di tabelle contenenti campi semantici, e recuperi il repertorio toponomastico. Il recupero deve riguardare soprattutto ciò che esiste nella tradizione orale e non viene riportato in nessun tipo di pubblicazione e , seppure ciò che si raccoglie è già reperibile in opere pubblicate, melius abundare quam defìcere. Tutto ciò che sarà raccolto potrà fungere da materiale preparatorio per un futuro Dizionario Universale Enciclopedico Etimologico della Lingua e dalla Cultura Sarda.

Il problema dello standard

Il problema della individuazione dello standard per la scrittura della lingua sarda è un falso problema.

Da sempre quello della lingua sarda è esclusivamente un problema politico e quindi la sua risoluzione potrà avvenire solo per volontà politica.

I referendum consultivi e i vari comitati sorti per la tutela e riconoscimento reale della lingua sarda non hanno alcuna utilità senza un autorevole e risolutivo intervento politico.

La ricerca di una standardizzazione è semplicemente un pretesto per non risolvere il problema. Nessun popolo al mondo ha impiegato 60 anni per trovare lo standard di scrittura di una lingua. Se esistesse la volontà di farlo e si agisse in maniera equilibrata il Popolo Sardo avrebbe uno standard condiviso per la scrittura della sua lingua nel tempo massimo di sei mesi.

E’ impensabile pervenire ad uno standard per il Sardo non coinvolgendo nella scelta gli insegnanti, gli esperti di didattica, tutti coloro che da anni operano sul campo dell’insegnamento della lingua sarda e soprattutto i parlanti, cioè il Popolo Sardo, come è avvenuto finora.

Non si può inoltre sperare di arrivare ad una scelta condivisa senza vagliare tutte le proposte che finora sono scaturite dal lavoro dei vari gruppi che da parecchi anni operano a favore dell’ uso ufficiale della Lingua Sarda come lingua ufficiale della Sardegna con la stessa dignità della lingua italiana, sancita per legge e rispettata in maniera reale e non subdolamente virtuale come accade ora.

Spero che tutti i militanti del Partito Sardo d’Azione capiscano l’importanza della lotta a favore della pari dignità tra la Lingua Sarda e la lingua Italiana perché la lingua fa parte dell’essenza etnica di tutti i popoli e questo vale anche per il Popolo Sardo.

La diversità linguistica è una ricchezza culturale ed è una delle tante motivazione che giustificano la lotta per l’ Indipendenza e per la sovranità della Sardegna. In linea di massima coloro che osteggiano la pari dignità della Lingua Sarda con la lingua italiana sono gli stessi che sono contrari all’indipendenza della Sardegna.

ENERGIE RINNOVABILI

 di Sandro Atzeni
Mi spiace dover constatare che gli auspici
del primo articolo pubblicato in questo blog
incominciano a scricchiolare, quello che
scrisse Stefania era auspicabile e ricco di
speranza nel futuro. Mi riferisco alla delibera
sulle energie rinnovabili del 12 marzo ma
pubblicata solo ieri sul sito della Regione.
Mi sembra di essere
tornato indietro nel tempo quando Soru, con il
suo fare da padre padrone, mortificava il ruolo
 del consiglio. In pratica, la delibera
non tiene conto delle imprese sarde che
vengono così escluse dalleprocedure realizzative
per gli  impianti di energie rinnovabili,
l’economia dell’isola riceve quindi un duro colpo
in favore delle grosse imprese continentali, tutto
 questo invece di concordare una programmazione
e studiare stradeda percorrere anche in funzione
di un regime di libera concorrenza.Tutto questo succede in un periodo molto
particolare in cui l’Isola vive una stagione magra sotto il profilo
dell’occupazionee delle occasioni di sviluppo.
Non resta che augurarsiche ciò non sia il riproponimento sotto diverso padrone
 di un copione già visto.

ELEZIONI PROVINCIALI

foto Melis G.

    Con l’approssimarsi delle elezioni amministrative (probabilmente a fine maggio), ci sembra utile aprire un dibattito con i frequentatori del blog che possa essere utile ad individuare le linee politiche e programmatiche del Partito Sardo per il governo della provincia.
    La nostra Federazione intende mettere a punto il programma e la lista elettorale coinvolgendo quanti,  sardisti e non,  hanno idee da proporre sull’argomento.

    La lista dei candidati verrà approvata dal Coordinamento tra i nominativi proposti dai territori.

    Auspichiamo l’ingresso di energie nuove e giovani,  che sappiano dare maggiore impulso ed entusiasmo per la realizzazione degli ideali e dei programmi sardisti.

    Alcuni spunti sul programma li troverete nella sezione “ACCESSO RISERVATO”* del blog .

    Così come deliberato dall’ultimo congresso nazionale, le eventuali alleanze saranno decise dal Coordinamento Provinciale,  esclusivamente in relazione al grado di condivisione del nostro programma.

    A cominciare dall’ eliminizione degli sprechi.

    Noi siamo convinti, infatti, che nelle pieghe di bilancio esistano gli spazi e le possibilità per liberare risorse da destinare alle emergenze sempre più acute che stanno interessando il territorio, e che l’Amministrazione Provinciale possa dare un sostanzioso contributo per affrontare le attuali emergenze sociali.

    Dando risposte prima di tutto a coloro che sono in condizioni di bisogno,  perchè non hanno un reddito sufficiente a condurre una vita dignitosa,  perchè hanno un lavoro precario o il lavoro l’ hanno perduto o non lo hanno mai avuto.

    Altra tematica che ci sta a cuore è quella legata all’ identità.

    Per molto tempo la cultura dominante, attraverso la scuola innanzitutto , si è data da fare per cancellare ogni nostra connotazione identitaria,  riuscendo talmente bene nell’intento,  sino al punto di farci vergognare della nostra sardità.

    Solo adesso ci stiamo rendendo conto dei danni prodotti da una simile miopia politica.

    Non solo per gli effetti catastrofici che hanno portato alla quasi scomparsa della lingua sarda,  ma anche per non aver capito che il modello di sviluppo socio-economico non poteva prescindere dalle risorse identitarie:

    • il territorio, con la sua identità paesaggistica e le sue ricchezze naturali, da valorizzare e salvaguardare mediante un approccio dinamico e non solo contemplativo;
    • le attività economiche tradizionali: artigianato, agricoltura e pastorizia: quest’ultima l’unica vera industria sarda;
    • il patrimonio artistico ed archeologico, con la sua straordinaria ricchezza e originalità;
    • ed appunto la lingua che ormai tutti hanno capito non sia solo un fatto culturale.

FORTZA PARIS

Aspettiamo i vostri commenti ed articoli di approfondimento su questi ed altri temi.

*La password per “ACCESSO RISERVATO ” deve essere richiesta a pdelussu@tiscali.it

Tutti i popoli devono essere messi in condizioni paritarie

Vorrei ricordare una frase che mi son ritrovato custodita in un foglio fra le pagine di un libro e che ogni volta che la leggo, ormai da oltre 50 anni, mi crea brividi ed emozioni: è ‘una frase chi mi ha guidato in tutta la mia militanza perché l’ho sempre ritenuta l’anima del pensare e operare del Partito Sardo. Non ne conosco l’autore, ma la riporto per conoscenza di tutti e con grande riconoscenza per chi l’ha scritta. “Un popolo che partecipa con altri popoli a formare un’unica comunità solidale e che é portatore della sua propria cultura, della sua lingua, della sua specificità e specialità uniche, della sua originalità determinata dall’essere collocato su di un’isola e quindi rispetto a tutti gli altri contraenti, gravato di negatività strutturali e culturali procurate, influenzate e governate proprio dall’insularità, deve mettere sul tavolo contrattuale tutte le negatività per trovare insieme un equilibrio con gli altri partecipanti, e quindi, rispetto ad essi, essere messo costituzionalmente in condizioni paritarie effettive, concrete, reali“.

Adiosu

S’Istranzu

L’attacco a Paolo Maninchedda è un attacco al P.S.d’AZ.


di Oliviero Nioi

Qualcuno ha “sciolto i cani”, come dice Paolo Maninchedda, e uno di questi cani è il giornale L’Unione Sarda.

I cani sono stati sciolti per azzannare Paolo Maninchedda. Poiché Paolo Maninchedda è un rappresentante del P.S.d’Az. è obbligatorio dedurre che l’attacco alla sua persona è rivolto anche, e soprattutto, contro tutto il P.S.d’Az.

Penso quindi che sia necessario per tutti i sardisti sapere chi ha “sciolto i cani” e perché li ha sciolti. La risposta a questa domanda consente di individuare rapidamente i nemici del P.S. d’Az. e del Popolo Sardo.

Quando le Forze dell‘Ordine indagano su un omicidio devono dare immediatamente risposta alla seguente domanda: “cui prodest?” cioè “chi ne trae vantaggio dall’assassinio su cui si indaga?” I sardisti devono agire come le Forze dell’Ordine e porsi la stessa domanda se vogliono veramente sapere da dove proviene l’attacco.

La prima persona che dovrebbe cercare di dare una risposta a questa domanda è proprio Paolo Maninchedda e/o gli altri rappresentanti del P.S. d’ Az. nelle Istituzioni perché mi sembra del tutto evidente che il P.S. d’Az., nella figura dei suoi rappresentanti, sta disturbando “il manovratore”. I militanti e dirigenti sardisti non conoscono completamente l’azione politica dei loro rappresentanti e pertanto per loro è molto più difficile dare questa risposta.

La Storia (magistra vitae) c’insegna che non è la prima volta che vengono “sciolti i cani” per azzannare il Popolo Sardo.

Quando i Romani invasero la Sardegna, i Sardi capirono a loro spese che era impossibile affrontare il nemico in campo aperto sia per il soverchiante numero delle legioni romane che per la loro organizzazione. Per adattarsi a questa situazione sfavorevole adottarono la tecnica della guerriglia: “colpisci e fuggi”.

I Romani si resero, ben presto, conto che il loro esercito era impotente nei confronti del metodo di lotta dei Sardi. Pensarono allora di utilizzare cani feroci e ben addestrati per stanare i guerrieri sardi dai loro nascondigli (la storia tramanda che per questo scopo il console Marco Pomponio Mathone, nel 231 a.C., si servì del Molosso romano, canis pugnax, o, per qualche altro, di segugi, sagaces canes). Neppure questa loro strategia risultò vincente in quanto la resistenza dei Sardi si protrasse per tutta la durata dell’ Impero Romano in quanto gli abitanti delle zone interne dell’ Isola non furono mai piegati dalle legioni dell’ Urbe.

Questa resistenza si mantenne anche successivamente nei confronti degli altri invasori della Sardegna e , per certi versi, dura ancora oggi. E’ quella che l’archeologo Giovanni Lilliu chiama “costante resistenziale sarda”. Non uscirò fuori tema affermando che la Lingua Sarda è uno dei componenti della “costante resistenziale sarda”.

Anche i sardisti sono una componente della “costante resistenziale sarda” e non hanno paura dei cani né dei loro padroni anche se prima devono capire chi sono costoro perché per chiunque è difficile difendersi da nemici “invisibili”. Se si vuole vincere la guerra non è sufficiente neutralizzare i cani: bisogna distruggere anche i loro padroni senza fare prigionieri.

Oggi il Partito Sardo d’Azione si trova nelle stesse condizioni di allora. Si trova nella situazione in cui pochi Sardi “resistenti” devono combattere contro avversari ben attrezzati per la battaglia e numericamente molto superiori. Il peso delle due forze presenti nel campo di battaglia, quella della dipendenza e quella della indipendenza, è assolutamente ìmpari perché le prime sono numericamente superiori di almeno venticinque volte ma dal punto di vista organizzativo e della dotazione in armi la superiorità è infinitamente maggiore. Il P.S. d’Az. deve elaborare una strategia che non può ignorare la presenza delle forze in campo.

La scelta strategica odierna del P.S. d’Az. deve ricalcare la stessa strategia che Sardi del passato adottarono per combattere gli invasori di allora cioè la tecnica del “mordi e fuggi”, la guerriglia. Solo in questa maniera può essere impedito l’odierno genocidio culturale del Popolo Sardo e consentire la sopravvivenza e, speriamo, la vittoria di coloro che attualmente lottano per il benessere ed il progresso della Sardegna.

In questo momento è indispensabile che tutti gli uomini del Partito Sardo d’Azione facciano quadrato attorno a Paolo Maninchedda per impedire che venga sbranato dai cani e in un momento successivo pensare ai loro padroni per fare in modo che entrambi facciano la stessa fine. Fortza Paris

Analisi storica risultati elettorali del PSdAZ

di Oliviero

Qualche anno fa ho elaborato una tabelle contenente i dati elettorali del Partito Sardo d’Azione riguardanti sia il risultato del voto per l’Assemblea Costituente della Regione Autonoma della Sardegna (03/06/46), che i risultati delle elezioni Politiche alle quali il Partito Sardo ha partecipato e delle Elezioni Regionali a partire dal 18/04/1948 fino alle ultime Elezioni Regionali del 15/02/2009. La tabella costituisce una sintesi dei dati elettorali del Partito Sardo d’Azione degli ultimi 64 anni.

PARTITO SARDO D AZIONE – ARCHIVIO ELETTORALE STORICO

ASSEMBLEA COSTITUENTE-VOTI PARTITO SARDO D’AZIONE

DATA VOTI PERCENTUALE
03 GIUGNO 1946 78.554 0,34 (NAZ) -12,7 (REG)

CAMERA                                                                          SENATO                                             REGIONALI  SARDEGNA

DATA VOTI %NAZ-REG DATA VOTI %NAZ-R DATA VOTI %
18/04/48 61.928 0,24-10,25 18/04/48 65.743 0,29-11
07/05/49 60.525 10,45
07/06/53 27.231 0,10-3,91 07/06/53 34.463 -6,1 14/06/53 43.224 7,0
16/06/57 40.214 6,02
25/05/58 27.799 0,09-3,8 25/05/58 46.011 -7,83
18/06/61 50.039 7,23
28/04/63 29.425 -4,06 28/04/63 34.954 0,13-5,5
Con P.R.I. 13/06/65 44.621 6,38
19/05/68 27.228 0,09-3,6 19/05/68 26.391 0,09-3,9
15/06/69 33.220 4,49
07/05/72 07/05/72
16/06/74 24.780 2,59
20/06/76 20/06/76
03/06/79 17.673 0,05 03/06/79 15.766 0,05 17 /06/79 30.238 3,3
26/06/83 91.923 0,25 26/06/83 76.797 0,25-9,5
24/06/84 136.720 13,8
14/06/87 170.040 0,44 14/06/87 124.266 0,38
11/06/89 127.765 12,4
05/04/92 05/04/92
27/03/94 27/03/94 88.225 0,27 12/06/94 47.000 5,1
21/04/96 38.002 0,10 21/04/96
13/06/99 38.422 4,5
13/05/01 34.412 0,09 13/05/01 32.822 0,10
14/06/04 32.859 3,83
11/04/06 ASSENTE 09/04/06 16.735 0,05
13/04/08 14.860 0,04 14/04/08 15.292 0,046
15/02/09 35.428 4,29

L’assenza dl Partito Sardo d’Azione in alcune consultazioni elettorali è legata alla sua presentazione in alleanza con altre formazioni politiche. Europee 17/06/1984 – 115.832 voti (12,7%)

Come è possibile verificare con questi dati alla mano, nella Storia della Sardegna Autonomistica del dopoguerra il Partito Sardo ha avuto due picchi di consenso: il primo negli anni 1946-1949, col picco massimo di 78.554 voti e il 12,7% per l’Assemblea Costituente, e minimo di 60.525 volti e il 10,45% per le Elezioni del Consiglio Regionale del 1949. Il secondo picco si rileva negli anni 1983-1987 con un massimo di 170.040 nel 1987 per le Elezioni della Camera dei Deputati.

La prima considerazione che si può fare è che gli elettori danno il proprio voto al Partito Sardo d’Azione nei periodi di maggiore crisi economica della Sardegna. Lo dimostra il largo consenso ottenuto nelle prime consultazioni elettorali del dopoguerra e nel periodo della crisi industriale degli anni ottanta.

La considerazione Politica riguarda invece il traguardo dell’Autonomia speciale auspicato dal Partito Sardo e ottenuto dal Popolo Sardo nell’immediato dopoguerra che avrebbe dovuto costituire il mezzo di risoluzione di tutti i problemi economico-sociali millenari della Sardegna. Il dato politico degli anni ottanta riflette il raggiungimento della consapevolezza da parte del Popolo Sardo del fallimento del modello autonomistico concesso alla Sardegna.

E’ proprio in questo periodo della storia recente che molti capiscono che per la Sardegna non può esistere autonomia senza che vi sia sovranità.

Anche il Partito Sardo d’Azione, col contributo di uomini come Antonio Simon Mossa, modifica il suo modello ideologico passando da una visione Federalista nell’ambito dello Stato Italiano, uno ed indivisibile, dei vari Bellieni, Puggioni e Lussu, a una visione Indipendentista non potendo il Popolo Sardo influire minimamente sulla struttura dello Stato Italiano organizzato in maniera centralistica e quindi antifederalistica e antiautonomistica.

La costruzione dell’ Unione Europea ha aperto nuovi scenari per quanto riguarda il posizionamento della Sardegna nel nuovo assetto politico. Questo nuovo scenario consente al Partito Sardo d’Azione di rielaborare la sua idea Federalistica ragionando non più in ambito Italiano ma in ambito Europeo ed in questo è favorito dagli attuali eventi. Attualmente nel Partito Sardo d’Azione prevale l’idea di uno Stato Sovrano Sardo federato con l’unione Europea e non più l’idea della Sardegna come regione dello Stato Italiano. Questa è una visione di apertura al mondo e non di chiusura, è una ricerca di uno stato giuridico paritario tra la Sardi e tutti gli altri cittadini europei, al contrario di quanto è avvenuto finora nell’ambito dello Stato italiano nel quale i Sardi sono considerati come cittadini di serie inferiore rispetto agli altri. Questo assetto per l’Europa è lo stesso che aveva pensato e auspicato nell’ ottocento, per l’Italia post unitaria, Carlo Cattaneo (1801-1869): la creazione degli Stati Uniti d’Italia. Il modello di riferimento reale di Carlo Cattaneo era la confederazione elvetica. Carlo Cattaneo è l’artefice ed il più illustre esponente del pensiero Federalista italiano ed europeo.

Tornando all’analisi dei dati elettorali è doveroso osservare che negli ultimi dieci anni il Partito Sardo d’Azione non è andato oltre i 35.000 voti che corrispondono a una percentuale di circa il 4%.

Purtroppo l’entità dei numeri che servono per poter aspirare all’indipendenza della Sardegna è dieci volte superiore rispetto al recente dato elettorale: per pensare a questo obiettivo servono 450.000 voti che corrispondono al’incirca alla percentuale del 51%.

E’ impensabile aspirare all’indipendenza della Sardegna senza il consenso del Popolo Sardo. L’idea dell’Indipendenza quindi è strettamente legata al consenso Popolare.

Ma siamo sicuri che il Popolo Sardo voglia l’Indipendenza della Sardegna? Teoricamente la risposta dovrebbe essere positiva se non altro perché, negli ultimi 300 anni di storia, il Popolo Sardo ha provato tutto: nel settecento il feudalesimo dei Savoia, nell’ ottocento il loro regno, nel novecento il fascismo, la repubblica italiana e l’autonomia regionale senza pervenire ad un risultato favorevole. Al Popolo Sardo manca da tanti secoli l’esperienza della Indipendenza.

Siamo sicuri che il Popolo Sardo pensi che tutti i suoi problemi, che definiamo , tout court, socio-economici, possano essere risolti se si perviene all’indipendenza della Sardegna? Questo è quanto pensiamo noi del Partito Sardo d’Azione ma i dati elettorali sono li ad indicarci che il Popolo Sardo non la pensa allo stessa maniera.

Per poter ragionare sui dati potremmo iniziare a dividere gli elettori in due grandi categorie in base al loro personale interesse al cambiamento. Nella prima categoria posizioniamo tutti coloro che non hanno interesse al cambiamento dell’assetto politico della Sardegna. Nella seconda categoria inseriamo invece tutti coloro che potrebbero avere predisposizione mentale e interesse al cambiamento.

Proviamo a riempire i due contenitori. Nella prima categoria, quella che cioè non ha interesse al cambiamento, mettiamo tutti i rappresentanti dei partiti politici e i loro uomini che sono nelle istituzioni, tutti i rappresentanti dell’ apparato burocratico amministrativo dello Stato Italiano, la maggior parte dei dipendenti pubblici, tutti i rappresentanti degli enti che sono emanazione dello Stato e della Regione, tutto l’apparato ecclesiastico, tutti i collettori di interessi economici vari, pubblici e privati, banche comprese, tutti coloro che ruotano attorno agli interessi del sottogoverno, tutti gli sfruttatori delle risorse della Sardegna autorizzati in maniera monopolistica dallo Stato Italiano.

Se proviamo a riempire la seconda categoria rimane ben poco anche se questa è numericamente prevalente. Rimangono tutti coloro che dovrebbero trarre giovamento dall’ indipendenza della Sardegna: il mondo dell’ agricoltura e della pastorizia, i disoccupati e sottoccupati, gran parte dei lavoratori dell’industria e dell’artigianato, i precari, gli studenti ed i neolaureati, il mondo della ricerca e dell’innovazione, il mondo della cultura, tutti gli uomini psicologicamente e materialmente liberi.

Forse noi, i propugnatori dell’indipendenza della Sardegna, abbiamo alcuni importanti problemi da risolvere. Intanto abbiamo grossi problemi di comunicazione: se il nostro progetto non viene recepito dal Popolo Sardo non potrà mai avere il suo consenso. Abbiamo l’altro problema della classe dirigente: se la classe dirigente non è credibile il progetto dell’indipendenza andrà inevitabilmente alla deriva.

Se non risolveremmo questi problemi i numeri di consenso del Partito Sardo d’Azione sono destinati a rimanere gli stessi degli ultimi 65 anni: siamo destinati a “galleggiare” all’infinito e ad essere impossibilitati a raggiungere l’obiettivo dell’ Indipendenza della Sardegna.